WC 07:Dicono degli AB

ANSA“Zidane- All Blacks? Noi Materazzi” (ANSA) -ROMA, 6 SET- Saputo che Zidane aveva fatto visita agli All Blacks, di cui e’ un grande tifoso, Berbizier ha scherzato: “Per pareggiare inviteremo Materazzi”. Il ct azzurro ha poi aggiunto ridendo: “Speriamo che Zidane non dica agli All Blacks di giocare…con la testa”. L’ex stella del calcio francese, che ha paragonato la Nuova Zelanda al Brasile nel pallone, ha pronosticato che nella partita di sabato “per gli All Blacks sara’ difficile battere l’Italia”.

E noi speriamo che Materazzi non passi tutto il tempo a insultare e dire oscenita
al prossimo….complimenti al ct azzurro per questa “chicca di intelligenza” sopraffina…Da rivoltarsi nella tomba

TG COMRugby:Italia travolta da All Blacks
Debutto amaro per gli azzurri, ko 76-14
Gli azzurri di Berbizier escono con le ossa rotte dal primo match del mondiale contro i forti neozelandesi. 76 a 14 il risultato finale a favore dei “tutti neri” che hanno dominato praticamente per tutto l’andamento dell’incontro, ma hanno dovuto fare i conti anche con l’orgoglio degli italiani che sono riusciti a andare in meta con Stanojevic e Bergamasco per salvare quantomeno l’onore. Prossimo impegno la Romania.

La speranza è che tutto sia accaduto per un mix di diversi fattori: l’emozione, il caldo, la consapevolezza di avere un match che non si
può fallire a solo quattro giorni di distanza e, ovviamente, la forza devastante della Nuova Zelanda.
Perchè altrimenti questo esordio azzurro ai mondiali di rugby dovrebbe entrare in un ideale libro “all black” della storia della palla ovale,
perchè se è vero che lo scarto finale di 62 punti non è da record, è altrettanto vero che ci si poteva e doveva attendere una sconfitta di dimensioni meno ampie e, soprattutto, preoccupante per la sensazione di impotenza data dalla squadra per gran parte del match.

Gli azzurri sono naufragati in un tempo da primato: meno di un minuto per la prima meta, poco
più di 5 per la seconda, entrambe realizzate dal grande capitano in nero, il flanker Richie McCaw, tanto grande e pure nervosetto.
Sara, perchè durante la “Haka” rimbombante nel Vèlodrome, gli azzurri si chiudono in circolo voltando le spalle ai guerrieri in maglia nera. E per l’Italia, a questo punto, nessuna
pietà . Altre due palle oltre alla linea bianca nel giro di 10 minuti e poi altre due ancora fino a toccare un parziale che alla mezz’ora del primo tempo tocca l’imbarazzante quota di 43-0. Questo, francamente, non era nelle previsioni nemmeno dei
più realisti. E’ un’Italia che per almeno 20 minuti recede ai livelli dimenticati, quelli del limbo europeo, incapace di opporre un minimo sindacale di resistenza in mischia, di buttare l’avversario in terra, di darsi un’organizzazione difensiva complessiva.

Certe mete, come quella che porta gli All Blacks sul 31-0, è gentilmente offerta da un Bortolussi timido come un’educanda: l’estremo manca una presa, Muliania ringrazia e la schiaccia in mezzo ai pali. Non
è che dall’altra parte abbiano bisogno di questi gentili omaggi. Per fortuna, sul finire della prima frazione, ne restituiscono almeno uno, consentendo a Stanojevic un intercetto e una fuga solitaria in mezzo ai pali. Berbizier cambia prima e seconda linea inserendo Lo Cicero al posto di uno sconvolto Perugini e il figiano Vosawai per Zanni. Gli All Blacks, invece, si danno al turnover inserendo nel giro di 15 minuti tutti i cambi a disposizione: nel frattempo, a dispetto della
superiorirità numerica per l’allontanamento temporaneo del pilone Hayman, l’Italia completa il suo naufragio concedendo altre 5 mete, con tracollo assoluto quando
è lei a rimanere in 14 per il “giallo” a Perugini.

Zuccherini sull’amarezza della legnata sono la seconda meta azzurra, siglata da Mirco Bergamasco, e un’altra segnatura invece annullata dopo la prova video a Galon per un placcaggio irregolare. Sarebbe stato il 76-21, finisce invece 76-14, ma poco cambia. Ci sono quattro giorni per riprendersi dalla botta, sperando che non lasci lividi.
Mercoledara c’è la Romania e, anche se con un’ombra “tutta nera” sulla testa, comincia il mondiale che tutta l’Italia ovale pensa possa essere finalmente quello buono per sentirsi grandi.

REPUBBLICATroppo forte la Nuova Zelanda
Quante sberle per l’Italia del rugby
Ora si deve battere la Romania per sperare nei quarti, vero obiettivo della nazionale MARSIGLIA - Il Mondiale dell’Italia inizia
mercoledara, contro la Romania. Dopo la pesante sconfitta per l’Italrugby al debutto nel Girone C ai Mondiali di France 2007 contro la Nuova Zelanda, l’avversario da battere per prendere la rincorsa verso l’obiettivo dichiarato, i quarti di finale,
è proprio la Romania.

All Blacks troppo forti. Contro la Nuova Zelanda, si sapeva, c’era pochissimo da fare se non salvare l’onore, un traguardo comunque centrato nonostante il pesante 76-14 con cui la Nazionale di Berbizier debutta al Velodrome di Marsiglia. Gli All Blacks sono ancora di un’altro pianeta per gli azzurri, vicini nello sciogliersi al sole dopo un avvio disastroso (38-0 in 18′) per poi dare segnali di vita perfino confortanti in vista del prosieguo della rassegna iridata. Certo, pesa come un macigno il computo delle mete, 11-2, per i neozelandesi,
però l’Italia è riuscita a non naufragare con le marcature di David Bortolussi al 38′ e di Mirco Bergamasco al 31′ della ripresa, poco prima la mancata convalida di una meta di Galon che sembrava netta. Contro i maestri neozelandesi,
però, servirebbero le cannonate perchè il XV di Berbizier, dopo soli 18′,
è già sotto 38-0 con cinque mete subite ed una incapacità quasi totale a farsi sentire in campo.

Pochi placcaggi e scarsa velocità . Mancano placcaggi, sostegno e velocità di esecuzione, tutte doti che invece gli All Blacks hanno in
quantità industriale. L’Italia subisce la prima marcatura dopo un lampo, 1′05″ di gioco, con capitan Richie McCaw che sfrutta il recupero da touche per trovare un varco vincente. Ed
è sempre McCaw che, al 7′, colpisce da ‘chiusa’ dopo un lavoro ai fianchi dei tuttineri in raggruppamento. L’Italia non reagisce e barcolla come un pugile suonato: Carter, perfetto nelle due trasformazioni, centra l’acca anche su punizione all’11′, un minuto prima del tris neozelandese con Doug Howlett, il terminale di un’azione ad ampio raggio dei fenomeni di Henry. Sul 24-0 gli azzurri si sbriciolano ulteriormente, tanto da beccare due mete in mezzo ai pali, di Mils Muialina (15′) e di Sitiveni Sivivatu (18′), su cui Carter mette sempre la ciliegina.

Ed è qui, sul 38-0, che l’Italia si sveglia un po’, mettendo finalmente in campo l’orgoglio e anche qualche giocata interessante. Invece di spezzare il sortilegio calciando tra i pali, Bortolussi manda in touche una punizione al 23′. Un segnale di coraggio, punito
però al 28′ ancora da Sivivatu, agevolato da un mancato placcaggio di Zanni (ma Carter, in trasformazione, manda l’ovale a sbattere sul palo).

Sprazzi di bel gioco. L’Italia però è ancora lucida, non si perde d’animo e al 38′ finalmente si libera dall’ossessione: il break di Marko Stanojevic sul passaggio di Kelleher da mischia
è perfetto, la sua corsa in mezzo ai pali senza più ostacoli. E’ meta, con i punti aggiuntivi di David Bortolussi che manda il match all’intervallo sul 43-7 per gli All Blacks. Nella ripresa inizia la sarabanda dei cambi e l’Italia gioca 10′ con l’uomo in
più per il giallo comminato a Hayman (pugno a Lo Cicero), il primo dei due esclusi a tempo (l’altro
sarà Perugini). C’è maggiore equilibrio, l’Italia tiene e prova a costruire, subendo
però le devastanti accelerazioni avversarie che portano gli azzurri a subire un altro poker di mete: fanno centro Chris Jack (11′), ancora Howlett (15′ e 19′) e due volte Jerry Collins (29′ e 30′), con McAlister a trasformare per l’uscita di Carter. L’Italia
è stanca ma non ci sta a subire un passivo cosara pesante e, nel finale, tira fuori gli artigli, trovando al 31′ la meta meritata con Mirco Bergamasco, abile a sgusciare e schiacciare oltre la linea dei sogni (De Marigny fa il suo dovere). Un’altra sarebbe da accreditare a Galon, dopo un’azione convulsa nata da un drop di De Marigny che schizza sul palo l’arbitro chiede il Tmo e poi accorda una punizione per gli All Blacks. Lamentarsi,
però, sarebbe davvero troppo sul 76-14.
NUOVA ZELANDA-ITALIA 76-14
NUOVA ZELANDA: MacDonald; Howlett, Muliaina (11’st Muliaina), McAlister, Sivivatu; Carter (21’st Mauger), Kelleher (11’st Leonard); Sòoialo, McCaw, Collins (4’st Tialata); Williams (15’st Lauaki), Jack; Hayman, Mealamu (11’st Oliver), Woodcock.
In panchina: Masoe. Allenatore: Henry.

ITALIA: Bortolussi (27’st Galon); Robertson, Masi, 12 Mi. Bergamasco, Stanojevic; De Marigny, Troncon (27’st Griffen); Ma. Bergamasco, Parisse, Zanni (1’st Vosawai);
Dellapè (18’st Bernabò), Bortolami; Castrogiovanni (14’st Perugini), Ongaro (15’st Festuccia), Perugini (1’st Lo Cicero). In panchina: Canale. Allenatore: Berbizier.

ARBITRO: Barnes (Ing).
MARCATORI: 2′ e 7′pt mt McCaw tr Carter, 11′pt cp Carter, 12′pt mt Howlett tr Carter, 15′pt mt Muliaina tr Carter, 18′ (tr Carter) e 28′pt mt Sivitavu, 38′pt mt Stanojevic tr Bortolussi; 11’st mt Jack tr Carter, 15′ (tr Carter) e 19’st mt Howett, 29′ e 30’st mt Collins tr McAlister, 31′ st mt Mi. Bergamasco tr De Marigny.

NOTE: pomeriggio di sole, terreno in perfette condizioni, spettatori 60.000. Cartellini gialli: 4’st Hayman, 21’st Perugini.

Percentuali al calcio: Nuova Zelanda 10/12 (Carter 8/10, McAlister 2/2), Italia 2/2 (Bortolussi 1/1, De Marigny 1/1).

CORRIEREGli All Blacks schiacciano l’Italia: 76-14 Azzurri travolti dai maestri neozelandesi: troppi errori banali degli italiani, avversari
più forti, veloci e organizzati STRUMENTIVERSIONE STAMPABILEI PIU’ LETTIINVIA QUESTO ARTICOLO
Inutile negarlo. E’ stata una disfatta. E non solo per il punteggio. Ma soprattutto per come
è arrivata una sconfitta annunciata. La Nuova Zelanda ha infatti battuto l’Italia 76-14 nel primo incontro del girone di qualificazione. Ma moltissime delle mete subite degli azzurri sono state causate da errori banali, che potrebbero essere fatali se avvenissero contro le squadre
più alla nostra portata come Romania e Scozia.
PRIMO TEMPO - La Nuova Zelanda fa subito vedere chi comanda: non passa neanche un minuto che il capitano McCaw va subito in meta. Da li in poi
è tutto un crescendo di azioni spumeggianti, in cui gli All Blacks fanno vedere la loro maggiore forza,
velocità organizzazione annichilendo gli azzurri che dopo 25 minuti si ritrovano sotto 38-0.
Poi gli azzurri si risvegliavano e con una palla rubata riuscivano a mettere a segno una meta con Stanojevic. Il primo tempo
però finiva 43-7 per i neozelandesi.
LA RIPRESA - Nella ripresa gli azzurri tentavano la riscossa, se non altro per cercare di mettere le basi per sviluppare il oro gioco. Ma anche con un uomo in
più, per un’espulsione di un giocatore neozelandese gli azzurri non riuscivano ad essere efficaci e, anzi subivano altre due mete. Poi cominciavano una serie di sostituzioni e la maggiore stanchezza degli avversari favoriva gli azzurri che riuscivano a mettere a segno un’altra meta con Mirco Bergamasco, mentre una terza veniva loro annullata, forse ingiustamente.
Archiviata la pratica Nuova Zelanda gli azzurri devono cominciare a pensare subito alla Romania:
lara non si potrà più sbagliare.
RISULTATO PESANTE - Marco Bortolami, capitano della squadra azzurra, commenta
cosara il ko. «Credo che giocare contro loro sia difficile perchè è una squadra estremamente fisica e che sa giocare molto bene al rugby. Gli abbiamo dato troppo rispetto, siamo stati troppo passivi all’inizio, nell’intervallo Berbizier ci ha detto di tenere palla e giocare
più tranquilli. Questa è una lezione da mettere da parte per guardare
avanti». Due mete, con il «rischio» di segnarne una terza: qualche segnale positivo c’è comunque stato. «Usciamo con due mete, la squadra ha avuto la
volontà di tenere duro, ma è comunque un risultato pesante - ha aggiunto Bortolami - adesso dobbiamo lavorare bene
perchè c’è la Romania. Sicuramente i primi venti minuti sono stati molto difficili, a livello mentale c’è mancata un po’ di determinazione. C’era questo rischio, ne abbiamo parlato in settimana ma evidentemente non siamo arrivati veramente
pronti». E adesso la sfida alla Romania. «Arriviamo a questo impegno con grande voglia di riscatto e un atteggiamento
giusto», ha concluso il capitano azzurro.

ANSA“Troppo rispetto per All Blacks”
Bortolami: “Voglia di riscatto”, ma complimenti da ct Smith (ANSA) - ROMA, 8 SET - “Giocare con loro e’ sempre difficile. E’ una squadra estremamente fisica, e probabilmente gli abbiamo dato troppo rispetto”, dice Bortolami. “Siamo stati un po’ passivi”, spiega l’azzurro dopo la batosta contro la Nuova Zelanda nella gara d’esordio ai Mondiali: “Dobbiamo prendere questa lezione, metterla da parte e guardare avanti. Tra 3 giorni ci sara’ un’Italia che avra’ grande voglia di riscatto”. E secondo il ct degli All Blacks, Smith, “L’Italia ha giocato bene e puo’ guardare lontano”.

LA STAMPAGli All Blacks ci hanno fatti neri
38-0 per la Nuova Zelanda dopo 19′. Gli azzurri sprofondano Più brutto della sconfitta
c’è solo il vuoto. Più che perdere fa male il non combattere. E l’Italia ieri, nel sole di un Velodrome caricato di 58 mila spettatori, almeno diecimila dei quali italiani arrivati qui con la speranza di «scrivere la
storia», come recitava un cartellone, per un tempo ha dato l’impressione di essere scesa (scesa?) in campo non per battersi, ma per guardare. Anzi, per assistere, da un posto di primissima fila, allo spettacolo dei «migliori All Blacks della
stagione», come li ha definiti il loro coach Henry, lo sciamano garrulo.

Di quindici Tutti Neri forse lievemente incazzati dal cerchio chiuso organizzato dai nostri davanti alla loro haka, e capaci, complice la latitanza italica, di segnare sei mete in meno di venti minuti. 38 punti a 0
già al 19esimo, quando una proiezione ci avrebbe dato sconfitti
all’80esimo con più di 160 punti. 11 mete a 2 all’80esimo. Altro che nuova trama, un copione
già visto e rivisto.

L’Italia, bloccata da un trac da esordienti, incomprensibilmente inetta a tutto e ferma sui piedi, si
è fatta infilare già al primo minuto da Richie McCaw, involatosi nella valle deserta della nostra difesa. Un iradiddio, il capitano kiwi, un divaricatore di anime nei raggruppamenti spontanei, che al sesto ha concesso replica raccogliendo palla da Kelleher dopo una percussione del mediano di apertura. Poi, la grandine: Howlett dopo una presa al volo mancata da Parisse, Muliaina su uno svarione di Bortolussi, Sivivatu sul primo dei tanti calcetti piazzati oltre le nostre linee, dove le ali azzurre non arrivavano colpevolmente a chiudere, dal magnifico Carter (7 trasformazioni su 9). Noi provavamo a difenderci con lenti e storti calcioni, gli All Blacks ci perforavano. L’anti-italiano per eccellenza, Zinedine Zidane, arrivato a tifare Nuova Zelanda dopo aver fatto visita anche al ritiro, gongolava in tribuna. Altre volte si erano rimediate sberle colossali contro gli All Blacks - i 101 punti di Hudderfield nel ‘99, i 70 a 6 del mondiale ‘87 e del test match di Bologna del ‘95. Mai, forse, ci era sentiti
cosara frullati nell’intimo, cosara fragili dentro più che nei confronti degli urti degli avversari. Quelli di ieri sono lividi davvero neri, da dimenticare in fretta in vista del match con la Romania di
mercoledara, un incrocio vero che non va attraversato con disattenzione.

I neozelandesi, certo, sono forti fino allo sfinimento, fino all’esaurimento degli aggettivi. Avanzano come una sega circolare, riciclando a
velocità folle la palla quando pensi di averli fermati. Ti tagliano, ti sminuzzano. Ma lo sapevamo. «Non siamo riusciti a bloccare la macchina perfetta degli All
Blacks», ha sintetizzato Pierre Berbizier, anche lui scosso dallo sprofondo.
Prima della fine del tempo ci hanno punito ancora, con McDonald di nuovo incredibilmente libero di sprintare dai suoi ventidue, e liberare in sequenza Ali Williams e il dribbling di Sivivatu. A far entrare finalmente in scena l’Italia ci ha pensato solo allo scadere Stanojevic, il nostro velocista (nona meta in sette test match, un record), con un balenante intercetto: la nostra
specialità , visti i precedenti con la Scozia. All’inizio del secondo tempo gli All Blacks hanno leggermente rallentato, sono entrate numerose le seconde linee nere e i rimpiazzi italiani (Castrogiovanni
è uscito malconcio), e l’Italia ha iniziato a respirare, abbandonando la trasparenza fantasmatica ma non evitando altre 5 mete degli avversari.

In un sottofinale cosmetico sono arrivate la seconda meta, azzurra, messa giù da Mirko Bergamasco dopo un bel break di Stanojevic, e una terza meta fantasma, annullata dal moviolone del TMO a Galon per un fallo precedente fra i rumorosissimi fischi del pubblico. L’orchestrina catalana, assoldata come usa da queste parti per offrire ripetuti siparietti d’allegria, si
è concessa un O Sole Mio di grande ottimismo, e in fondo neppure i tanti tifosi azzurri, arrivati a Marsiglia su treni, aerei e persino furgoni, e che prima del match si erano scatenati in cori fra il Vieux Port e il Velodrome, hanno perso del tutto il buonumore. La sconfitta con gli All Blacks era prevista, non era prevista una figuraccia
cosara madornale. Svanita la speranza di copiare l’Argentina - che ha
più corpo e più punte di classe - speriamo di rimetterci in carreggiata con la Romania, di passare il primo turno, o
bisognerà considerare sprecati mesi di allenamento e di
investimenti. Per ora l’Italia va condannata. In contumacia. In
attesa che, almeno, si presenti in campo per le prossime partite.

LA GAZZETTA DELLO SPORT

MARSIGLIA (Francia), 8 settembre 2007 - Travolti dagli All Blacks. Gli azzurri di Berbizier cadono come previsto al debutto del Mondiale contro i grandi favoriti, ma lo fanno entrando in partita troppo tardi e chiudendo poi con grandissimo onore un match durissimo e reso complicato dal nostro avvio balbettante. In cerchio con indifferenza di fronte alla Haka, al calcio d’avvio gli azzurri sono poco reattivi, distratti e subito sotto con una meta del capitano tutto nero Richie McCaw dopo un minuto e 15 secondi. Da
lara è un diluvio e gli azzurri vengono sommersi da mete (alla fine saranno 11) soprattutto nei primi venti minuti, quando non si riesce a capire dove sia finita l’Italia che abbiamo visto al Sei Nazioni e nell’ultimo test match di Belfast con l’Irlanda.

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